il fenomeno

Iya Traore, football showman @ sacre coeur Paris

Questo è il suo sito http://www.iya.fr/en/iya_traore.php.

La sua storia parte nel 1986 da un villaggio della Guinea, dove Iya nasce. Nel 2000, il padre commerciante d’arte africana, si trasferisce a Parigi e naturalmente Iya lo segue, rincorrendo anche il suo sogno: diventare calciatore professionista.

Nella Ville Lumière l’ingaggio nelle giovanili del Paris Saint Germain e l’incontro con Ronaldinho, il suo idolo. Iya è alto solo un metro e 65, con una palla al piede fa di tutto e di più, ma è troppo piccolo per far carriera, così sentenziano gli esperti, ma lui non si è dà per vinto e non abbandona la sua passione trasformandosi  nel “roi” del football freestyle.

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San Giovanni e Midsummer Night’s Dream

Roma-San Giovanni in Laterano
Roma-San Giovanni in Laterano (Photo credit: Wikipedia)

La notte di San Giovanni è conosciuta in tutta Europa. In Spagna (Catalunya) ha un’importanza particolare, al punto che è stata dichiarata Festa Nacional dels Països Catalans, come Revetlla de Sant Joan, ma è chiamata anche, Nit de les Bruixes (notte delle streghe) o Nit del Foc (notte del fuoco), e rappresenta quello che resta delle antiche feste precristiane in onore del sole. (i riti druidici che dalla Francia precristiana si estendevano fino alle popolazione Scandinave). Anche fuori dall’Europa ovviamente si festeggia, ad esempio in Canada nel Québec, dove pure è dichiarata Festa nazionale . Queste feste rientrano nelle celebrazioni del solstizio d’estate, la notte in cui il sole, rappresentato dal fuoco, si sposa con la luna e dalla loro unione nasce la rugiada. Innumerevoli sono le usanze e le tradizioni legate a questa notte magica.

E’ il periodo della raccolta delle piante e delle erbe da usare nelle operazioni magiche. Nella notte tra il 23 e il 24 giugno si usa bruciare le vecchie erbe nei falò e andare alla raccolta delle nuove oltre che mettere in atto diversi tipi di pratiche per conoscere il futuro perchè, come dice il detto: “San Giovanni non vuole inganni”.

Sin dai tempi più remoti il cambio di direzione che il sole compie, tra il 21 e il 22 giugno, è visto come un momento particolare e magico. In età precristiana questo giorno era considerato sacro, al pari di un capodanno. Il Sole, simbolo del fuoco divino, entra nella costellazione del Cancro, simbolo delle acque e dominato dalla Luna dando origine all’unione delle due opposte polarità che si incontrano. Il Sole è la parte maschile e la Luna quella femminile. Bagnate dalla rugiada e intrise di una potenza nuova.

La Chiesa Cristiana, storicamente, ha sempre operato cercando di sovrapporre i propri riti  a queste antiche tradizione “pagane” e tali usanze sono così radicate nelle abitudini popolari che ancora oggi se ne perpetuano i festeggiamenti.

La notte tra il 23 e il 24 Giugno il mondo naturale e soprannaturale si compenetrano e accadono “cose strane” come viene ricordato anche da Shakespeare nel “Sogno di una notte di mezza estate” (midsummer appunto).

Vale la pena ricordare che proprio in questo periodo di raccolta di erbe da piante officinali, si raccolgono le noci per preparazione del Nocillo, sarà per quello che le streghe di Benevento si radunavano sotto un noce?

Secondo una credenza popolare romana in questa notte i fantasmi di Erodiade e di Salomè, responsabili dell’uccisione di San Giovanni Battista e per questo condannate a vagare per il mondo su una scopa, chiamavano a raccolta tutte le streghe a Roma, sui prati del Laterano; da questa leggenda nasce “l’antica festa di San Giovanni” . Se in questi giorni fate una visita da quelle parte, non potete mancare di assaggiare le lumache, piatto tipico della festa.

Così descrive la festa Luigi Zanazzo  nell’E-book : Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma

La viggija de San Giuvanni, s’aùsa la notte d’annà’, ccome sapete, a San Giuvanni Latterano a ppregà’ er Santo e a mmagnà le lumache in de ll’osterie e in de le bbaracche che sse fanno appostatamente pe’ quela notte. For de la Porta, verso la salita de li Spiriti, c’era parecchi anni fa, ll’osteria de le Streghe, indove quela notte ce s’annava a ccéna. A ttempo mio, veramente, non se faceva tutta ’sta gran babbilogna che sse fa adesso. Ce s’annava co’ le torcie accese o cco’ le lenterne, perchè era scuro scuro allora, ppe’ divuzzione davero, e ppe’ vvedè’ le streghe.
Come se faceva pe’ vvedelle? Uno se portava un bastone fatto in cima a forcina, e quanno stava sur posto, metteva er barbozzo drento a la furcina, e in quer modo poteva vede’ bbenissimo tutte le streghe che ppassàveno llaggiù vverso Santa Croce in Gerusalemme, e vverso la salita de li Spiriti.”

Una favola narra che nella notte di San Giovanni fiorisce la felce, un’erba che nessuno ha mai visto in fiore, perché nella stessa notte, fiorisce, forma il seme e torna ad essere come prima. Spiare il momento della fioritura è pericoloso, perché il malcapitato diverrebbe preda delle beffe di streghe, stregoni e diavoli, ma in compenso, se riuscisse a resistere alla paura e a riempire un fazzoletto con i fiori della felce, avrebbe con se un potentissimo talismano, per ottenere qualsiasi cosa.

Ecco in questi giorni, o notti se preferite, in cui il mondo degli spiriti fa capolino nelle nostre vite, vorrei tanto che uno dei folletti, magari proprio il Puck di Midsummer night’s dream, avvolgesse di nebbia una coppia di amici e con il tocco della rugiada facesse tornare tra di loro il sereno. Per una volta vorrei dimenticare l’insegnamento dell grande scrittore inglese: che la durata dei sentimenti umani è imprevedibile e fugace, e che gli stessi possono mutare improvvisamente, svanendo nel nulla.

Baricco e l’inventore degli SMS

Italiano: Alessandro Baricco a Lucca Comics an...

Cosa c’entra Baricco con l’inventore degli SMS? Forse niente, eppure il nesso lo trovate nell’intervento del famoso scrittore al Salone del Libro 2012. In poco più di un’ora Baricco racconta cosa ha capito del mondo del libro e degli scrittori negli ultimi 25 anni.

Dovevano essere sette cose (così il titolo “Le 7 cose che so di questi 25 anni”), ma alla fine si è accorto di averne capite solo tre. Non sto qui a farvi un riassunto di quello che ha detto, se volete vedere l’intero intervento lo trovate qui.

Ma una frase mi ha colpito in particolare, una frase collegata alla seconda cosa che Baricco ha capito.

Ma a chi è venuto in mente di scrivere nel telefono, ma che cervello ha? Fantastico.

Ecco, questa è la frase, mentre la seconda “cosa” è una profezia che non si è avverata. Una profezia che predicava l’avvento di una civiltà dell’immagine, dove la scrittura sarebbe “avvizzita”, una profezia brillante, perfetta, a cui tutti credevano, anche il nostro scrittore, fin dai tempi dell’università. Ora però Baricco afferma: “... Ma quello che possiamo dire oggi è che non è successo. Non siamo una civiltà dell’immagine e la scrittura è più amata ed esercitata rispetto a 25 anni fa.”

Perchè non è successo?

La spiegazione di Baricco è che: “dal basso si è costruita una specie d’abitudine e quindi di amore, di diletto per il gesto di scrivere e di leggere massiccio e sterminato.”

Dal basso?

Cioè da quello che una volta veniva chiamato “popolino” e proprio grazie agli  SMS.

Ai tempi in cui ero ragazzo e parlavo al telefono con la mia fidanzata, potevo immaginare un telefono senza fili, in cui vedere la fidanzata dentro; ma se mi avessero detto che c’avrei scritto con quell’aggeggio lì, avrei detto: ma va’ a cagare!”

Queste le parole che precedevano la frase in cui entra in gioco l’inventore degli SMS

Ma a chi è venuto in mente di scrivere nel telefono, ma che cervello ha?

Ecco appunto! A chi è venuto in mente? Insomma chi ha inventato gli SMS?

Incuriosito dalla cosa ho iniziato a smanettare sul computer, per vedere che risposte trovavo nella rete. E qui subentra un giallo alimentato dalle mie ricerche su internet, un po’ come l’invenzione del telefono. Avete presente Meucci e Bell?… Il telefono l’ho inventato io. Sì, ma io ho il brevetto. No, l’avevo brevettato io, però non avevo i soldi per mantenerlo etc. etc…Beh… se non l’avete fatto potete  sempre guardarvi la fiction televisiva con Massimo Ghini.

Anche nella nostra storia c’è un italiano, un genio italico, che afferma di aver inventato gli SMS, un certo Claudio Carnevale, e la stampa italiana sembra dargli credito.

Però!…Ovviamente c’è un però, anche nella nostra storia.
Sempre curiosando nella rete si trova un altro inventore degli SMS, un finlandese, Matti Makkonen.
Per Wikipedia sembra essere lui l’inventore degli SMS, addirittura è stato premiato nel 2008 dall’Economist,  per questa sua “innovazione” nel campo delle telecomunicazioni (ECONOMIST’S INNOVATION AWARD).
Nelle motivazioni del premio si legge come Mr. Matti Makkonen avesse discusso già nel 1984 l’idea di un servizio di gestione messaggi per il telefono mobile (SMS ), in una pizzeria a Copenhagen, con altri due finlandesi  il sig Tiainen e il sig Tapiola, durante una pausa di una conferenza sul futuro della comunicazione cellulare. A quel tempo Makkonen lavorava come funzionario civile per P & T. l’ente pubblico di telecomunicazioni in Finlandia che poi è diventato Sonera.
Mr Makkonen non ha ricevuto un compenso finanziario per il suo lavoro pionieristico, anche perché non è stato brevettato. “A quel tempo c’era un’aperta condivisione di idee da parte degli operatori e quindi non abbiamo mai nemmeno preso in considerazione di scrivere una domanda di brevetto“.
Allora Makkonen o Carnevale? Certo sicuramente la pizzeria ha contribuito e quindi in un modo o nell’altro il genio italico ha vinto.
Tornando invece alla civiltà dell’immagine e a quanto affermato da Baricco, vale la pena considerare anche la prima cosa che ha capito di questi 25 anni.

La cosa è legata al rapporto tra scrittore e lettore.

Prima come lettori non incontravamo gli scrittori, ora ne facciamo un uso smodato e loro adesso parlano, parlano, parlano […]   Da un mestiere segreto, quello dello scrittore è diventato quasi totalmente pubblico: è come se avessimo liberato qualcosa da noi […] Questo ha conseguenze buone, per esempio lo sfogo della componente narcisista ed esibizionista che c’è in questo mestiere e che veniva soffocata. Una negativa è che diciamo un sacco di puttanate

Baricco, senza mai nominare il termine, paragona giustamente gli scrittori a delle star, un po’ come gli attori o i cantanti, delle rockstar insomma. E come le star, oltre a ritrovarsi a bere del whisky al Roxy Bar, presenziano nei media, in buona sostanza coltivando quella civiltà dell’immagine a cui Baricco non crede.

Forse ha ragione quel frate cappuccino, tal Giovanni Pozzi che nel 1993 ha pubblicato per Adelphi “Sull’orlo del visibile parlare”. Un saggio dove smentisce le teorie sulla fine del linguaggio scritto. Da un lato la parola, dall’altro l’immagine, come se fossero due potenze ostili. L’autore afferma che spesso ci si è chiesti quale delle due fosse destinata a prevalere; andiamo (dicevano alcuni) verso una “civiltà dell’immagine”  prevedendo che le parole, specialmente quelle scritte, si sarebbero rarefatte. Anche per il frate cappuccino ( siamo nel 1993, anno in cui  il fenomeno SMS è agli albori) non esistono segni di questa rarefazione; anzi al contrario, assistiamo a un moltiplicarsi delle parole, parallelo a quello delle immagini. Già all’epoca, quello che si stava verificando era piuttosto un effetto di trascinamento reciproco. Dalle immagini nascono parole, dalle parole le immagini.

Se posso dire, più che di una rivalità tra civiltà della scrittura e civiltà dell’immagine, quello che viviamo oggi è la civiltà dell’effimero. Dove i bisogni non sono reali, ma vengono stabiliti dal marketing. Quello che conta è apparire, presenziare appunto, come le rockstar.

Però, se anche voi intendente per libro, o meglio per scrittura: il far accadere un certo sound irripetibile, il fermare uno sguardo che nessun altro aveva sul mondo, il creare o meglio mettere in scena una lingua.

Allora per tutti quelli a cui sta a cuore quella roba lì…Baricco consiglia di portarla sempre con sé.

Anche se in fondo…sono sempre lettere che vanno a capo.

Il Grigio

     Ho ricevuto da un’amica questo racconto e oggi mi sembrava il giorno giusto per condividerlo. Non cercate una morale, leggendolo, ma provate a immergervi nella fantasia.

Ah…dimenticavo, non so se questa amica vuole rimanere anonima, nel dubbio, la chiameremo Mikymura.

Fiori gialli nel cielo grigio
Fiori gialli nel cielo grigio (Photo credit: radiocodaritorta)

    Questa mattina mi sono svegliato in un posto grigio, vestito di grigio sotto un cielo grigio, senza sole. Mi sono sentito subito di umore grigio e non sapevo proprio come tirarmi un po’ su’. Non avevo voglia di far niente, così, immerso in una nuvola grigia, il cervello faticava a ragionare. Perciò mi sono seduto e ho aspettato che la giornata migliorasse da se’. Ma tutto quel grigio non era piacevole da osservare. C’era grigio sotto, sopra, di lato, dentro e fuori. Per la prima volta notavo quanto erano grigie le strade, quanto erano grigi i palazzi, quanto erano grigie le macchine…tutte le macchine, non solo le automobili, ma anche le lavatrici, le macchinette del caffè, le spremiagrumi e via così. Le automobili, certo, erano le più grigie: simili ai comignoli delle case, buttavano fuori continui sbuffi di fumo grigio. E tutto quel fumo che continuava ad uscire ed uscire, si addensava in una fine nebbia grigia che ricopriva ogni cosa, ingrigiendola sempre più. Anche gli alberi, gli uccelli, i cani e i gatti erano grigi, così come tutti i signori e le signore e i bambini grigi che si aggiravano su quei grigi marciapiedi, occupati in chissà quali grigie faccende. Mi chiesi allora il perchè… perchè c’era tutto quel grigio intorno? Nuotando in grigi pensieri, non potevo far altro che ingrigirmi sempre più…e non era certo una bella prospettiva! Perciò, preso dalla smania di fare qualcosa, ho sentito nascere in petto un germoglio di novità. E chissà perchè, e chissà come, d’un tratto mi sono affacciato alla finestra, e ho cominciato a soffiare. E soffia che ti soffia, avevo sollevato proprio un bel polverone! Le guance mi si gonfiavano all’inverosimile e i polmoni si espandevano come mongolfiere! Ogni soffiata pareva un’esplosione d’aria, tanto potente da disperdere interi banchi di nebbia grigia. Ma il fumo, sentendosi aggredito, aveva perso quell’indifferenza fumosa, e sbuffava e si rimescolava come una creatura viva, opponendosi, cercando di resistermi, per tornare ad addensarsi là, esattamente dov’era prima. Pareva un’epica battaglia tra elementi: la Nebbia, grigia, subdola e fumosa, e il Vento, libero, sfrontato ed impetuoso. Oh, quale meraviglia mi era capitata quella mattina: il vento era venuto ad abitare nei miei polmoni ed ora potevo giocare a soffiare, a sbuffare, a fischiare, a spazzare, ad ululare, proprio come Eolo, il dio dei venti! In preda all’entusiasmo che mi provocava questa mia nuova condizione, in poco tempo ero riuscito a conquistare intorno a me una zona franca, all’interno della quale il mondo aveva riacquistato tutti i suoi colori. C’era il verde brillante delle piante, il cielo azzurro intenso e il sole caldo e giallo, tanto che era persino possibile farsi inondare dalla sua luce, per togliersi di dosso quella brutta cera grigia. Insomma, avevo creato un’oasi al centro di quel mare di nebbia. I signori e le signore che per caso si trovavano a passare di lì, cambiavano improvvisamente aspetto: si scopriva che uno indossava una giacca viola, un altro i pantaloni a quadri rossi e verdi, uno aveva i capelli biondi, l’altro gli occhi marroni. Erano tutti così originali e belli, che presto, in gran parte per vanità, folle di signori e signore si accalcarono nell’oasi dei colori a guardarsi e rimirarsi e a complimentarsi tra loro: “oh, ma che bell’incarnato”.. “e che capelli lucenti” … “e che profondi occhi neri” … e così via, dicendo un mucchio di banalità e di sciocchezze senza senso. Ma come? Non si accorgevano del cielo, del sole, degli uccelli colorati posati sui verdi rami? Possibile che fossero così ciechi di vanità? Ma poi arrivarono i bambini e tra urla e schiamazzi di gioia presero ad arrampicarsi sugli alberi, a rincorrersi e a saltellare e ad immaginare nuove avventure colorate. Che spasso starsene a guardare dalla finestra! Poi fu la volta dei gatti, in preda all’eccitazione della caccia, provocati da tutti quei bellissimi uccellini colorati e canterini che furbescamente se ne stavano al sicuro sui rami più alti, con fare canzonatorio… e i cani, entrati in scena di corsa, nel disperato tentativo di acchiappare un gatto. Che gran baraonda, che confusione di suoni, voci, versi, urla. Sembrava di essere a teatro, in una di quelle rappresentazioni moderne che fan conto sull’improvvisazione, piuttosto che su un testo definito. E tutti quelli che non erano in strada, erano alla finestra come me, a far da spettatori. La faccenda durò un po’, il tempo che ci volle alla nebbia grigia per riorganizzarsi e contrattaccare. Subdola com’era, iniziò a lavorare lentamente, a tessere con pazienza certosina il suo manto nebbioso, rammendando lo squarcio luminoso che andava restringendosi impercettibilmente. Di pari passo, gli schiamazzi, le risa e i suoni divennero man mano sempre più ovattati, finchè i signori, le signore, i bambini e gli animali si dispersero, di nuovo distratti da grigie faccende. Non restò che un minuscolo puntino luminoso, un piccolissimo filo di luce che collegava ancora il cielo alla terra, troppo piccolo per essere notato, troppo grande per essere spiegato. Anch’io me ne andai a dormire, perchè si sa’ che le avventure stancano! Ma non posso più fare a meno di pensare a quel puntino lucente.. chissà, forse un giorno porterà una novità.

Spending review – le parole sono importanti

Italiano: Nanni Moretti alla libreria Feltrine...
Italiano: Nanni Moretti alla libreria Feltrinelli di Via Appia a Roma (Photo credit: Wikipedia)

Il mitico dialogo tra Michele (Nanni Moretti) e la giornalista, in Palombella Rossa.

No… io non lo so, però senz’altro lei ha un matrimonio alle spalle a pezzi…

– Ma che dice?!

– Scusi forse ho toccato un argomento…

– Non è l’argomento, è l’espressione!… “Matrimonio a pezzi”…

– Preferisce “rapporto in crisi”? Però è così kitsch!…

[si tocca il cuore] Dove l’è andata a prendere quest’espressione, dove l’è andata a prendere?!…

– Io non sono alle prime armi…

– “Alle prime armi”?! Ma come parla?!

– Anche se il mio ambiente è molto cheap…

– Il suo ambiente è molto … ?

– CHEAP!

[sberla] Ma come parla?!

– Senta ma lei è fuori di testa!!

[sberla] E due! Come parla?! Come parla?! Le parole sono importanti! Come parla?!

L’altro giorno, durante la lezione d’inglese, una persona ha chiesto il significato delle parole “Spending review” alla nostra insegnante. La poverina pur conoscendo l’inglese, (dopotutto è madrelingua), si è subito messa sulla difensiva spiegando che dipende dal contesto. Non aveva seguito le notizie sui nostri mass media, relative all’ultima iniziativa del Governo.

Mr. Monti, in uno slancio di democrazia ha deciso che il taglio della spesa pubblica (il famoso spending review) sarebbe stato deciso anche attraverso una specie di consultazione popolare, una sorta di social network del governo della nazione.

E’ stato quindi messo a disposizione il modulo: “Esprimi la tua opinione”, sul sito istituzionale del governo,  nella sezione che ha lo scopo di illustrare quanto è stato fatto finora e quanto c’è ancora da fare nei prossimi mesi.

Tutti i cittadini, attraverso questo modulo, hanno la possibilità di dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili.

Così recita la pagina web del Governo.

Mi sono detto: “Ma vuoi vedere che siamo di fronte a una vera rivoluzione e neanche ce ne accorgiamo?”

Il web che aiuta i tecnici del Governo. Già me lo vedo Monti alle prese con la creazione del profilo giusto su Facebook, mentre Bondi ( Enrico mi raccomando) si diletta su Twitter con l’hashtag #100speseinutili.

Insieme  twittano e creano una nuova pagina facebook dove pubblicizzare la manovra economica. Il progresso telematico che finalmente dà un senso alla parola democrazia.

La stampa riporta che in pochi giorni ci sono state oltre 40 mila segnalazioni, al sito del governo.

Poi però mi è venuto un dubbio. Ma chi le guarda queste opinioni espresse nei moduli? Perchè non sono pubbliche? Come faccio a sapere se lo spreco che voglio segnalare non è lo stesso che ha già suggerito il mio amico Scaccabarozzi.

Allora mi sono tranquillizzato. Ah!…E’ la solita presa per il culo.

Ci stanno prendendo in giro e ci confondono con le parole, perché le parole sono importanti…

Scovato in rete, a monito di chi vuol essere scrittore… (ogni riferimento a cose fatti e persone è puramente voluto, insomma è per me)

Tra sottosuolo e sole

Lo so che il Corso non vi mancava, ma so anche che è mio dovere non lasciare incompiuto il fallimento del Corso stesso. Rimando chi si affacciasse or ora in aula (penso sia la prima e ultima volta nella mia esistenza che utilizzo la locuzione “or ora”, e sull’opportunità o meno di farlo non è il caso di indagare, quand’anche fosse un errore lo lascerei, perché mi piace. Anche “quand’anche” non l’avevo mai usato, oggi sono stucchevolmente originale e prolisso) alla presentazione e alle tre precedenti lezioni. Ricordo qui che l’obiettivo generale del “Corso di Scrittura Rinunciataria”, finanziato da Fondi Occulti del “Comitato per la Salvaguardia Degli Scaffali Delle Librerie” è fornire a voi studenti, attenti e interessanti in misura che non oso mettere in dubbio, una serie di strumenti volti a tarpare, estirpare, troncare qualsiasi velleità da romanziere.

Nelle lezioni precedenti mi sono soffermato su una serie di…

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