E come Escort

E come Escort

Ore 7.30 – Villa Gordiani – periferia est di Roma

La sveglia suona: è ora di alzarsi. Monica si gira nel letto, allunga un braccio e spinge un tasto per fermarla.

Sara grida “Mamma”. Ha cinque anni e la maestra Antonella,  alla scuola materna,  la sta già aspettando. E’ un piccolo terremoto quella bambina, ma ha un sorriso che ti conquista e le perdoni tutto, anche i più insopportabili capricci. Si infila rapida sotto le lenzuola accanto alla mamma.

“Dai forza andiamo a fare colazione”

“Posso mangiarmi i muffin?”

“Certo, li ho comprati ieri, apposta per te”-

In cucina il tavolo non c’è, basta una penisola da apparecchiare in fretta con qualche merendina e un bicchiere di latte. Più avanti, sotto i pensili componibili di un laccato lucido, una spia rossa ti avverte che la macchinetta per il caffè è pronta. Apri lo sportellino infili la capsula e un liquido cremoso ti riempie la tazzina. L’espresso a casa tua, proprio come diceva la pubblicità.

“Sara vuoi stare ferma, che non riesco ad allacciarti il giubbotto”. Sara ha voglia di giocare, vorrebbe prendere quella bambolina che lo zio le ha regalato l’altro giorno, quella che sta dietro il divano in soggiorno.

“Mamma posso portarmi a scuola Lisa”

“La smetti che non ho tempo, siamo già in ritardo” e un buffo capello va incorniciarle la testa, mentre siete sul pianerottolo pronte a uscire.

Ore 8.30 Portonaccio – periferia est di Roma

Dalle ante di una finestra una lama di sole penetra nella stanza. E’ un nuovo giorno e tu lo sai, bisogna produrre, se vuoi pagare le rate della macchina. Lo specchio di fronte al letto riflette la tua immagine, in fondo ti piaci, ti sei sempre piaciuto, anche quando nessuno credeva in te. Ti guardi e pensi che c’è la luce giusta, quella che arriva di lato, sì, c’è qualche chiletto di troppo, ma ancora te la cavi.

Accendi la radio e passi allo specchio del bagno, la barba è un po’ lunga, l’acqua è fredda, ma fa bene, tonifica e ti sveglia. Indugi facendo smorfie con le labbra. Alla fine la barba decidi di lasciarla crescere, fa molto “fashion”.

Jeans, camicia bianca, un bicchiere d’acqua dal rubinetto e infili il giubetto di pelle. Sei pronto per la colazione al bar; quello vicino allo studio. Che palle però trovare parcheggio, ormai lo sanno tutti: le auto sono grandi e il suv ce l’hanno cani e porci, anche quello sfigato di Remo che dice di avere un’impresa, la chiama così la gestione dei video poker nei bar.

“Caffe?”

“Offro io ‘sto giro…Sergio ho trovato una che è ‘na bomba”

“A Remo! Non è che come quella dell’altra volta, un cesso inguardabile”

“No, t’assicuro che questa è ‘na fica da paura”

“ Si! E’ come l’hai conosciuta… va be, lasciamo stare. Che fai, la porti in studio?”

“ Guarda che stavolta me devi da paga’ tu. Esce un calendario coi controfiocchi”

“Prima guardiamo la merce”.

Ore 9.00 Scuola materna di via Castelforte

“Allora oggi Sara la passa a prendere la mamma di Alice, le ho lasciato la delega”

“Ascolti Signora Andreani sua figlia ultimamente fa dei giochi curiosi, io e la mia collega vorremmo parlarle”

“Sì, ma ora non ho tempo, possiamo fare un altro giorno?”

“Come vuole, ma lei non ha notato niente di strano, nel comportamento di Sara?”

“ Non è per caso per il bacetto dietro lo scivolo con Federico…che quello me lo ha già raccontato Sara. Sono giochi tra bimbi, secondo me voi maestre avete la tendenza ad ingigantire. Comunque adesso devo proprio andare”. Ti giri su i tacchi, come un ufficiale ussaro in un libro di Tolstoj, e ti incammini verso l’auto, il parrucchiere, o meglio, l’estetista. Queste maestre! Appena vedono un po’ fard e del rossetto subito pensano che non ti curi di tua figlia, mica lo sanno che essere bella per te è un mestiere; con la tua bellezza ci devi campare. Come la paghi la scuola, i vestiti, l’affitto, le vacanze al mare, i giocattoli e la baby- sitter per Sara.

Però, se quello che ti ha raccontato quel tizio di Monteverde corrisponde a verità…questa volta hai finito di tribolare.

Ore 15.00 Esquilino – Studio Fotografico Gallotti

Le luci sono posizionate, Sergio si muove sicuro con il suo esposimetro dentro il set che ha predisposto.

Per fare una foto serve innanzitutto un’idea, sembra una banalità, ma è la prima cosa che ti insegnano, e forse l’unica veramente importante.

Il Bianco. Ti è venuto in mente per caso, sarà l’inverno e la neve che tarda ad arrivare. Tutti siamo in attesa, a cominciare dai notiziari di meteorologia.

Veli di taffetà su cubi fintamente disposti a caso, continui a sistemare fino a quando il suono del citofono t’interrompe.

Remo e Monica entrano silenziosi. Quel cialtrone aveva ragione: questa sì che è una “femmina” .

“Vuole farsi un book, così gli ho detto che poteva conta’ su di te. Sei un amico e gli costa poco. Giusto?”

“Sì, il prezzo non è un problema. Vediamo come se la cava di fronte all’obiettivo. Se è brava faremo un super sconto”

Monica ci sa fare, è a suo agio con flash e scatti.

Si cosi, brava! Ecco… adesso alza un po’ il viso, i capelli lasciali andare… si, muovi la testa”. Una foto: uno strumento di grande libertà. “Bene che ne dici se proviamo qualche posa un pochino più osé?

Monica non si fa intimidire. Lei è una maestra nel gioco della seduzione, da quando tredicenne ha scoperto di essere donna.

Sergio è quasi stupito di tanta naturalezza. Gli piace come non gli succedeva da parecchio tempo, ci prova gusto e scatta, con la macchina come fosse una pistola; scatta a ripetizione. Vede il mondo attraverso il diaframma della sua Leica e presto si ritrova eccitato a sistemare il corpo nudo di Monica, sui cubi ricoperti di taffetà.

Certo quel corpo è poesia, ispirazione, forza evocativa, ritmo, musica, sogno. Sergio è convinto che le sue foto, le immagini, gli scatti devono trasmettere e interpretare tutto questo.

Ore 16.30 Villa Gordiani – periferia est di Roma

“Mamma, andiamo al parco giochi?”

Ma sì va, oggi c’è il sole e poi Mamma è felice”

Il parco è a due isolati da casa, un’altalena, uno scivolo, quattro panchine scarabocchiate con frasi oscene e il verde della vernice che salta via, screpolato dal sole. Sara corre felice verso il castello, poi si gira verso di te e alza la gonnellina. Tu le gridi di smettere di fare la “monella” e ti accendi una sigaretta.

“Mamma vieni a prendermi” e una pernacchia rinforza la richiesta.

“Sara, se non la smetti vengo a prenderti veramente e ti faccio il sedere rosso come quello di una bertuccia”.

“Cos’è una bertuccia?”

“Una scimmia dispettosa come te”

Ti siedi su una panchina, un vecchio platano ti fa ombra. mentre anelli di fumo infastidiscono una nonna alle prese con il suo nipotino.

“Non dovrebbe fumare, le rovina la pelle”

“Grazie per l’interessamento, ma ho una crema fantastica, dovrebbe provarla anche lei, fa sparire le rughe in pochissimo tempo, sa!”

“Il mio è un caso disperato ormai. Un tempo ci tenevo anche io, ma adesso che sono diventata vecchia, non m’importa più”

“Però è abbastanza giovane da badare al bambino. E’ suo nipote?”

“Sì, sono una nonna e sono felice di esserlo. Lui mi vuole bene e mi piace giocare con lui. Faccio un po’ fatica, con i miei acciacchi. Che vuol farci da giovane non sono stata lungimirante, per questo le dico che non deve fumare. Lei ci tiene alla forma?”

“Con il mestiere che faccio sono obbligata a essere in forma”

“Che mestiere fa, l’attrice? E’ così bella”

“Una specie, almeno per adesso, ma ho un progettino che se va in porto…”

“Io avrei detto una ballerina. Non è una di quelle che si vedono in televisione, come si chiamano… le veline”

“No. Chissà… magari un giorno. Ma lo sa signora che è proprio simpatica, com’è che si chiama?

“Mi chiamo Elvira e abito nella via qui all’angolo, perché non viene a trovarmi, così le faccio vedere le mie foto da giovane, anche io ero una maggiorata, giunonica direi, ma forse al giorno d’oggi non si dice così. Avevo un seno bello sodo proprio come il suo. E che film ha fatto?”

No, non ho fatto nessun film, ma so recitare. E’ quello che faccio sempre con gli uomini, mi pagano per trasformarmi nella donna che vogliono, insomma sono una escort”

“Una cosa? Ma tutte le donne recitano con gli uomini. Io l’ho fatto per una vita con il mio povero marito, che il buon Dio lo abbia in gloria. Mica ho capito, cosa ha detto che fa? Una escort? E’ una di quelle che vanno con i politici?”

“Non vado solo con i politici, ma con chiunque mi paghi, ma deve pagare bene! La settimana prossima però dovrei entrare nel giro che conta, quello dei politici, come dice lei”

“Ma una bella donna come lei! Non riesce a trovare un altro lavoro, a mettere su famiglia…quindi non è sposata e la bambina?”

“Ecco appunto la bambina è un regalo di uno con cui avevo avuto un mezza idea di mettere su famiglia, come dice lei. Ma poi è scomparso, doveva dare spazio ai suoi bisogni interiori, così mi ha scritto e poi non l’ho sentito più. Però ho capito una cosa: se tu sei racchia e fai schifo, te ne devi stare a casa, a fare la serva a un uomo. Se vuoi guadagnare 20 mila euro al mese ti devi vendere e non essere di nessuno. Io voglio prendermi gioco di tutti gli uomini, perché non ce n’è uno che si salvi”

“Oh mio Dio… quanto deve soffrire! Io non ci credo, anche se il mio Umberto era un tipo ombroso, a modo suo mi ha sempre voluto bene. Ognuno aveva il suo compito, adesso è diverso, si pretende che gli uomini si occupino delle stesse cose delle donne, ai miei tempi non era così, ma lui mi ha sempre fatto sentire importante”.

“Mamma, mi compri il palloncino” Sara si avvicina con i suoi occhi sognanti

“Quello a forma di elefante mamma, me lo compri è bellissimo mamma, me lo compri, dai me lo compri!”

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