Il silenzio dell’onda

Letto come ebook con ADE (adobe digital edition). Una nuova esperienza che ritengo positiva. Scritte grandi e leggibili, possibilità di mettere un segnalibro per riprendere la lettura esattamente dove era stata interrotta. Insomma una pacchia per un vecchione come me. Per quanto riguarda il romanzo non sono altrettanto soddisfatto. Sicuramente una scrittura scorrevole e piacevole, ma non entusiasmante. Il racconto sembra una sceneggiatura per una fiction televisiva. Carofiglio specialista dei legal thriller all’italiana (Le avventure dell’avvocato Guerrieri) rimane comunque in tema. La storia principale è quella di un carabiniere in cura da uno psichiatra/psicologo. Roberto, questo il nome del carabiniere, dopo anni di attività, come agente sotto copertura in indagini per traffici internazionali di droga, si ritrova (per una sorta di burnout) a non riuscire più a capire la sua vita. Questo tema non è assolutamente facile e proprio il rapporto di Roberto con lo psicologo è quello che mi ha convinto di meno. Ho avuto la sensazione che fosse il racconto di qualcuno che ha sentito parlare di analisi e sedute terapeutiche, ma non avesse vissuto in prima persona la cosa. Insomma l’ho sentito un po’stereotipato.

Roberto fa conoscenza con Emma attrice “fallita”, in cura anche lei dallo stesso terapeuta, questo incontro fa da collegamento con la seconda storia, quella di un bimbo, Giacomo, del suo diario pieno di sogni, del suo cane immaginario: Scott, che come Caronte lo guida nel mondo onirico e notturno. Forse la parte più interessante del Romanzo. L’evoluzione della storia prevede che i due protagonisti si incontrino, anche perchè Giacomo è il figlio di Emma.

Sullo sfondo c’è Roma dove Roberto vive e la California dove Roberto è nato e ha passato la sua infanzia, fino alla morte del padre, detective e surfista.

Giacomo e Roberto avranno un’indagine in comune che porterà il carabiniere di nuovo all’azione. Il romanzo finisce con una considerazione sull’eterna ricerca dei figli verso i padri e viceversa, inserendo l’immagine del “cerchio della vita”. Ecco, questa frase inserita nella chiusa finale mi ha dato molto fastidio. Ricorda molto il finale del Re Leone (ma forse Carofiglio non l’ha visto).

Per concludere Carofiglio sembra rimanere alla superficie, per quanto riguarda i rapporti interpersonali tra i protagonisti della storia, dando così un respiro da fiction televisiva al romanzo, forse anche per lui vale la frase più emblematica del racconto: “Un conto è aspettare l’onda, un conto è alzarsi sulla tavola quando arriva

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