Lamento di Portnoy

di Philip Roth

“Atti di esibizionismo, voyeurismo, feticismo, autoerotismo e coito orale sono assai frequenti; come conseguenza della – moralità – del paziente, tuttavia, né le fantasie né le azioni si traducono in autentica gratificazione sessuale, ma piuttosto in un soverchiante senso di colpa unito a timore di espiazione, soprattutto nella fantasmatica della castrazione” .

Il preambolo di O. Spielvogel, fantomatico psicoanalista di Alexander Portnoy, ci fa subito capire dove Roth vuole condurci, anche perché (a parere dello stimatissimo Spielvogel), gran parte di questi sintomi vanno ricercati nei legami formatisi nel rapporto madre figlio.
Proprio da questo Roth parte: da quel personaggio indimenticabile che è nostra madre. Il “lamento di Portnoy” più che un romanzo è un lungo monologo del protagonista durante una seduta di terapia, niente di pedante o tecnico. Il tutto viene raccontato in maniera dissacrante e cinica da Roth, nel tipico stile della comicità ebreo-americana, avete presente Groucho Marx o Woody Allen. Ecco l’accostamento con Allen non è casuale, anzi più di qualcuno maligna che Woody abbia scopiazzato da Roth molte idee, per la realizzazione dei suoi film.

continua a leggere su http://www.lankelot.eu/letteratura/roth-philip-lamento-di-portnoy.html

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