Il Grigio

     Ho ricevuto da un’amica questo racconto e oggi mi sembrava il giorno giusto per condividerlo. Non cercate una morale, leggendolo, ma provate a immergervi nella fantasia.

Ah…dimenticavo, non so se questa amica vuole rimanere anonima, nel dubbio, la chiameremo Mikymura.

Fiori gialli nel cielo grigio
Fiori gialli nel cielo grigio (Photo credit: radiocodaritorta)

    Questa mattina mi sono svegliato in un posto grigio, vestito di grigio sotto un cielo grigio, senza sole. Mi sono sentito subito di umore grigio e non sapevo proprio come tirarmi un po’ su’. Non avevo voglia di far niente, così, immerso in una nuvola grigia, il cervello faticava a ragionare. Perciò mi sono seduto e ho aspettato che la giornata migliorasse da se’. Ma tutto quel grigio non era piacevole da osservare. C’era grigio sotto, sopra, di lato, dentro e fuori. Per la prima volta notavo quanto erano grigie le strade, quanto erano grigi i palazzi, quanto erano grigie le macchine…tutte le macchine, non solo le automobili, ma anche le lavatrici, le macchinette del caffè, le spremiagrumi e via così. Le automobili, certo, erano le più grigie: simili ai comignoli delle case, buttavano fuori continui sbuffi di fumo grigio. E tutto quel fumo che continuava ad uscire ed uscire, si addensava in una fine nebbia grigia che ricopriva ogni cosa, ingrigiendola sempre più. Anche gli alberi, gli uccelli, i cani e i gatti erano grigi, così come tutti i signori e le signore e i bambini grigi che si aggiravano su quei grigi marciapiedi, occupati in chissà quali grigie faccende. Mi chiesi allora il perchè… perchè c’era tutto quel grigio intorno? Nuotando in grigi pensieri, non potevo far altro che ingrigirmi sempre più…e non era certo una bella prospettiva! Perciò, preso dalla smania di fare qualcosa, ho sentito nascere in petto un germoglio di novità. E chissà perchè, e chissà come, d’un tratto mi sono affacciato alla finestra, e ho cominciato a soffiare. E soffia che ti soffia, avevo sollevato proprio un bel polverone! Le guance mi si gonfiavano all’inverosimile e i polmoni si espandevano come mongolfiere! Ogni soffiata pareva un’esplosione d’aria, tanto potente da disperdere interi banchi di nebbia grigia. Ma il fumo, sentendosi aggredito, aveva perso quell’indifferenza fumosa, e sbuffava e si rimescolava come una creatura viva, opponendosi, cercando di resistermi, per tornare ad addensarsi là, esattamente dov’era prima. Pareva un’epica battaglia tra elementi: la Nebbia, grigia, subdola e fumosa, e il Vento, libero, sfrontato ed impetuoso. Oh, quale meraviglia mi era capitata quella mattina: il vento era venuto ad abitare nei miei polmoni ed ora potevo giocare a soffiare, a sbuffare, a fischiare, a spazzare, ad ululare, proprio come Eolo, il dio dei venti! In preda all’entusiasmo che mi provocava questa mia nuova condizione, in poco tempo ero riuscito a conquistare intorno a me una zona franca, all’interno della quale il mondo aveva riacquistato tutti i suoi colori. C’era il verde brillante delle piante, il cielo azzurro intenso e il sole caldo e giallo, tanto che era persino possibile farsi inondare dalla sua luce, per togliersi di dosso quella brutta cera grigia. Insomma, avevo creato un’oasi al centro di quel mare di nebbia. I signori e le signore che per caso si trovavano a passare di lì, cambiavano improvvisamente aspetto: si scopriva che uno indossava una giacca viola, un altro i pantaloni a quadri rossi e verdi, uno aveva i capelli biondi, l’altro gli occhi marroni. Erano tutti così originali e belli, che presto, in gran parte per vanità, folle di signori e signore si accalcarono nell’oasi dei colori a guardarsi e rimirarsi e a complimentarsi tra loro: “oh, ma che bell’incarnato”.. “e che capelli lucenti” … “e che profondi occhi neri” … e così via, dicendo un mucchio di banalità e di sciocchezze senza senso. Ma come? Non si accorgevano del cielo, del sole, degli uccelli colorati posati sui verdi rami? Possibile che fossero così ciechi di vanità? Ma poi arrivarono i bambini e tra urla e schiamazzi di gioia presero ad arrampicarsi sugli alberi, a rincorrersi e a saltellare e ad immaginare nuove avventure colorate. Che spasso starsene a guardare dalla finestra! Poi fu la volta dei gatti, in preda all’eccitazione della caccia, provocati da tutti quei bellissimi uccellini colorati e canterini che furbescamente se ne stavano al sicuro sui rami più alti, con fare canzonatorio… e i cani, entrati in scena di corsa, nel disperato tentativo di acchiappare un gatto. Che gran baraonda, che confusione di suoni, voci, versi, urla. Sembrava di essere a teatro, in una di quelle rappresentazioni moderne che fan conto sull’improvvisazione, piuttosto che su un testo definito. E tutti quelli che non erano in strada, erano alla finestra come me, a far da spettatori. La faccenda durò un po’, il tempo che ci volle alla nebbia grigia per riorganizzarsi e contrattaccare. Subdola com’era, iniziò a lavorare lentamente, a tessere con pazienza certosina il suo manto nebbioso, rammendando lo squarcio luminoso che andava restringendosi impercettibilmente. Di pari passo, gli schiamazzi, le risa e i suoni divennero man mano sempre più ovattati, finchè i signori, le signore, i bambini e gli animali si dispersero, di nuovo distratti da grigie faccende. Non restò che un minuscolo puntino luminoso, un piccolissimo filo di luce che collegava ancora il cielo alla terra, troppo piccolo per essere notato, troppo grande per essere spiegato. Anch’io me ne andai a dormire, perchè si sa’ che le avventure stancano! Ma non posso più fare a meno di pensare a quel puntino lucente.. chissà, forse un giorno porterà una novità.