Baricco e l’inventore degli SMS

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Cosa c’entra Baricco con l’inventore degli SMS? Forse niente, eppure il nesso lo trovate nell’intervento del famoso scrittore al Salone del Libro 2012. In poco più di un’ora Baricco racconta cosa ha capito del mondo del libro e degli scrittori negli ultimi 25 anni.

Dovevano essere sette cose (così il titolo “Le 7 cose che so di questi 25 anni”), ma alla fine si è accorto di averne capite solo tre. Non sto qui a farvi un riassunto di quello che ha detto, se volete vedere l’intero intervento lo trovate qui.

Ma una frase mi ha colpito in particolare, una frase collegata alla seconda cosa che Baricco ha capito.

Ma a chi è venuto in mente di scrivere nel telefono, ma che cervello ha? Fantastico.

Ecco, questa è la frase, mentre la seconda “cosa” è una profezia che non si è avverata. Una profezia che predicava l’avvento di una civiltà dell’immagine, dove la scrittura sarebbe “avvizzita”, una profezia brillante, perfetta, a cui tutti credevano, anche il nostro scrittore, fin dai tempi dell’università. Ora però Baricco afferma: “... Ma quello che possiamo dire oggi è che non è successo. Non siamo una civiltà dell’immagine e la scrittura è più amata ed esercitata rispetto a 25 anni fa.”

Perchè non è successo?

La spiegazione di Baricco è che: “dal basso si è costruita una specie d’abitudine e quindi di amore, di diletto per il gesto di scrivere e di leggere massiccio e sterminato.”

Dal basso?

Cioè da quello che una volta veniva chiamato “popolino” e proprio grazie agli  SMS.

Ai tempi in cui ero ragazzo e parlavo al telefono con la mia fidanzata, potevo immaginare un telefono senza fili, in cui vedere la fidanzata dentro; ma se mi avessero detto che c’avrei scritto con quell’aggeggio lì, avrei detto: ma va’ a cagare!”

Queste le parole che precedevano la frase in cui entra in gioco l’inventore degli SMS

Ma a chi è venuto in mente di scrivere nel telefono, ma che cervello ha?

Ecco appunto! A chi è venuto in mente? Insomma chi ha inventato gli SMS?

Incuriosito dalla cosa ho iniziato a smanettare sul computer, per vedere che risposte trovavo nella rete. E qui subentra un giallo alimentato dalle mie ricerche su internet, un po’ come l’invenzione del telefono. Avete presente Meucci e Bell?… Il telefono l’ho inventato io. Sì, ma io ho il brevetto. No, l’avevo brevettato io, però non avevo i soldi per mantenerlo etc. etc…Beh… se non l’avete fatto potete  sempre guardarvi la fiction televisiva con Massimo Ghini.

Anche nella nostra storia c’è un italiano, un genio italico, che afferma di aver inventato gli SMS, un certo Claudio Carnevale, e la stampa italiana sembra dargli credito.

Però!…Ovviamente c’è un però, anche nella nostra storia.
Sempre curiosando nella rete si trova un altro inventore degli SMS, un finlandese, Matti Makkonen.
Per Wikipedia sembra essere lui l’inventore degli SMS, addirittura è stato premiato nel 2008 dall’Economist,  per questa sua “innovazione” nel campo delle telecomunicazioni (ECONOMIST’S INNOVATION AWARD).
Nelle motivazioni del premio si legge come Mr. Matti Makkonen avesse discusso già nel 1984 l’idea di un servizio di gestione messaggi per il telefono mobile (SMS ), in una pizzeria a Copenhagen, con altri due finlandesi  il sig Tiainen e il sig Tapiola, durante una pausa di una conferenza sul futuro della comunicazione cellulare. A quel tempo Makkonen lavorava come funzionario civile per P & T. l’ente pubblico di telecomunicazioni in Finlandia che poi è diventato Sonera.
Mr Makkonen non ha ricevuto un compenso finanziario per il suo lavoro pionieristico, anche perché non è stato brevettato. “A quel tempo c’era un’aperta condivisione di idee da parte degli operatori e quindi non abbiamo mai nemmeno preso in considerazione di scrivere una domanda di brevetto“.
Allora Makkonen o Carnevale? Certo sicuramente la pizzeria ha contribuito e quindi in un modo o nell’altro il genio italico ha vinto.
Tornando invece alla civiltà dell’immagine e a quanto affermato da Baricco, vale la pena considerare anche la prima cosa che ha capito di questi 25 anni.

La cosa è legata al rapporto tra scrittore e lettore.

Prima come lettori non incontravamo gli scrittori, ora ne facciamo un uso smodato e loro adesso parlano, parlano, parlano […]   Da un mestiere segreto, quello dello scrittore è diventato quasi totalmente pubblico: è come se avessimo liberato qualcosa da noi […] Questo ha conseguenze buone, per esempio lo sfogo della componente narcisista ed esibizionista che c’è in questo mestiere e che veniva soffocata. Una negativa è che diciamo un sacco di puttanate

Baricco, senza mai nominare il termine, paragona giustamente gli scrittori a delle star, un po’ come gli attori o i cantanti, delle rockstar insomma. E come le star, oltre a ritrovarsi a bere del whisky al Roxy Bar, presenziano nei media, in buona sostanza coltivando quella civiltà dell’immagine a cui Baricco non crede.

Forse ha ragione quel frate cappuccino, tal Giovanni Pozzi che nel 1993 ha pubblicato per Adelphi “Sull’orlo del visibile parlare”. Un saggio dove smentisce le teorie sulla fine del linguaggio scritto. Da un lato la parola, dall’altro l’immagine, come se fossero due potenze ostili. L’autore afferma che spesso ci si è chiesti quale delle due fosse destinata a prevalere; andiamo (dicevano alcuni) verso una “civiltà dell’immagine”  prevedendo che le parole, specialmente quelle scritte, si sarebbero rarefatte. Anche per il frate cappuccino ( siamo nel 1993, anno in cui  il fenomeno SMS è agli albori) non esistono segni di questa rarefazione; anzi al contrario, assistiamo a un moltiplicarsi delle parole, parallelo a quello delle immagini. Già all’epoca, quello che si stava verificando era piuttosto un effetto di trascinamento reciproco. Dalle immagini nascono parole, dalle parole le immagini.

Se posso dire, più che di una rivalità tra civiltà della scrittura e civiltà dell’immagine, quello che viviamo oggi è la civiltà dell’effimero. Dove i bisogni non sono reali, ma vengono stabiliti dal marketing. Quello che conta è apparire, presenziare appunto, come le rockstar.

Però, se anche voi intendente per libro, o meglio per scrittura: il far accadere un certo sound irripetibile, il fermare uno sguardo che nessun altro aveva sul mondo, il creare o meglio mettere in scena una lingua.

Allora per tutti quelli a cui sta a cuore quella roba lì…Baricco consiglia di portarla sempre con sé.

Anche se in fondo…sono sempre lettere che vanno a capo.